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Il futuro del Napoli, dai dubbi su Conte alle suggestioni Sarri e Palladino

"Il presidente sa benissimo qual è il mio pensiero, lo conosce dal primo giorno. A fine campionato diremo cosa è stato partorito. Con lui ho già parlato un mese fa, gli ho esposto il mio pensiero e le mie intenzioni. Non dirò nulla, anche per non mancargli di rispetto, siamo legati da un rapporto di amicizia e in virtù di questo è bello essere onesti su tutto". Parole criptiche quelle pronunciate da Antonio Conte dopo la vittoria del suo Napoli in casa del Pisa. 

Quando, lunedì prossimo, sarà trascorso un anno dalla spettacolare festa sul lungomare partenopeo per festeggiare il quarto Scudetto e al contempo la permanenza del tecnico leccese, si dovranno però iniziare a tirare le somme. Niente più giri di parole, manovre dialettiche scaricabarile né tantomeno ipotesi. Aurelio De Laurentiis dovrà avere una certezza assoluta su chi sarà il tecnico della sua squadra la prossima stagione. E l'anno di contratto che resta all'allenatore leccese non deve sembrare vincolante.

Frizioni

Nel seno del club azzurro l'armonia non è imperante, per quanto riguarda le preferenza relative alla guida tecnica. In questo momento sembra che il patron sia l'unico a voler la riconferma di Conte, che sempre domenica ha detto: "Sarò sempre grato al presidente a prescindere da quello che succederà, mi ha dato la possibilità di allenare e trionfare a Napoli, un posto dove vincere è come farlo dieci volte in un altro club". 

Se queste parole ai più sono suonate come un probabile addio, è anche vero che proprio un anno fa, appena vinto il titolo, tutto lasciava presagire a una fuga dell'allenatore ex Juventus e Inter. A voler aprire il recinto per far scappare il leader del branco sarebbero invece altre voci importanti della dirigenza partenopea, che puntano anche ad allegerire il monte ingaggi. Solo Conte e il suo staff, infatti, valgono 20 milioni lordi di spesa nel libro paga. 

Per il futuro immediato, che sia anche solo una stagione, l'allenatore salentino vorrebbe inoltre garanzie a livello di mercato. E dopo oltre 200 milioni di spese nell'estate del 2025 è impossibile pensare che venga riutilizzata la stessa somma tra giugno e luglio prossimi. Solo il riscatto di Alisson Santos e Rasmus Hojlund, infatti, valgono 66 milioni totali. Conte potrebbe davvero restare con un potenziale ridimensionamento, senza neanche contare su una plusvalenza come quella di Osimhen o di Kvaratskhelia? La logica direbbe di no.

Un ritorno e una scommessa

Mentre si aspetta cosa potrà accadere, ricordando che a conti fatti per l'allenatore salentino l'unica vera tentazione potrebbe essere la nazionale italiana, l'alternativa che per ora serpeggia è quella di Maurizio Sarri. Nel 2018 lui e De Laurentiis si erano lasciati in malo modo, ma otto anni dopo la tempesta è ormai passata. Anzi. La calma che sembra aver pervaso il presidente azzurro potrebbe favorire il romantico ritorno di uno stratega mai dimenticato a Fuorigrotta, neanche dopo aver allenato la Juventus.

Sanno tutti che un Sarri 2.0 in azzurro non avrebbe lo stesso sapore del primo, quando dal 2015 al 2018 il Napoli fece innamorare persino Pep Guardiola col suo gioco virtuoso, associativo e produttivo. Nel caso in cui l'ipotesi del clamoroso ritorno venisse scongiurata, si potrebbe invece pensare a una scommessa. E non si tratta di Fabio Grosso, Daniele De Rossi o Vincenzo Italiano, quest'ultimo già da tempo in piazze di rilievo.

Raffaele Palladino non sembra infatti essere certo di restare all'Atalanta. Napoletano e già esperto nonostante i soli 42 anni d'età, potrebbe essere la scelta fuori dal coro. Un'altra puntata stravagante di quel De Laurentiis che proprio 11 anni fa con Sarri svoltò contro ogni pronostico. A Bergamo il nativo di Mugnano ha mostrato qualità, e soprattutto di non essere un integralista. Che sia lui il coniglio dal cilindro?

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