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Notte da incubo per il Milan: l’Atalanta vince 3-2 a San Siro, rossoneri contestati dal Meazza

Le vittorie di Juve, Como e Roma avevano già caricato la serata di tensione e responsabilità. Per il Milan, questo weekend non era una semplice tappa di campionato: era un crocevia. Difendere un posto Champions sempre più fragile, ritrovare fiducia in un ambiente elettrico, dare una risposta a una contestazione ormai apertissima. Invece, a San Siro, è andata in scena l’ennesima notte amara di un finale di stagione tormentato, un’altra crepa in un percorso che sembra essersi sgretolato proprio nel momento decisivo.

I quasi 74mila del Meazza accompagnano la squadra con un’insofferenza crescente, fino a trasformare il fischio finale in una bocciatura fragorosa, senza attenuanti. Nel mirino finiscono tutti: giocatori, staff, dirigenza. I cori più duri sono per Giorgio Furlani, bersaglio di un malcontento che non conosce più filtri e che si materializza in striscioni, contestazioni e un clima che si fa sempre più pesante.

Sul campo, intanto, l’Atalanta gioca con autorità, lucidità e una serenità che stride con il nervosismo rossonero. Chiude i primi 45 minuti avanti 2-0 grazie alle reti di Ederson e Zappacosta, poi mette il punto esclamativo con il 3-0 mentre la curva rossonera si svuota, stanca di assistere a un copione inguardabile. Solo nel finale, troppo tardi, il Diavolo prova a riaccendersi e a rientrare in partita, cambiando però poco nella sostanza.

Ilusione iniziale, poi il crollo rossonero

E pensare che l’inizio aveva lasciato intravedere tutt’altro scenario. Il Milan parte con discreta aggressività, prova a prendere il controllo del ritmo e dopo appena quattro minuti sfiora anche il vantaggio: Rabiot raccoglie palla fuori area e lascia partire una conclusione potente che si stampa sul palo esterno, con Carnesecchi comunque in controllo. Per un attimo sembra il segnale di una squadra pronta a reagire sotto pressione. Sarà invece soltanto un’illusione.

La Dea, infatti, prende rapidamente il comando della partita. La squadra di Palladino alza il pressing, occupa meglio gli spazi e costringe i padroni di casa a rincorrere senza mai riuscire davvero a costruire gioco. Il vantaggio arriva al 7’ ed è la fotografia perfetta della diversa intensità vista in campo: De Ketelaere sfonda sulla destra e mette in mezzo un pallone teso, Raspadori prova la conclusione, Gabbia respinge in maniera sporca ma sulla ribattuta arriva Ederson, che con precisione firma lo 0-1.

Da lì in avanti il Diavolo si spegne progressivamente. I rossoneri arretrano, perdono distanze e fiducia, lasciando completamente l’iniziativa ai bergamaschi. La statistica che emerge a metà primo tempo racconta meglio di qualsiasi commento il crollo della squadra di Allegri: zero tocchi nell’area avversaria dopo 25 minuti di gioco. Un dato clamoroso, soprattutto per una squadra chiamata a vincere e a reagire davanti al proprio pubblico.

L’Atalanta, invece, continua a giocare con leggerezza e qualità e il secondo colpo arriva inevitabilmente al 30’. Zappacosta dialoga bene con Krstovic, prende posizione su Gabbia e davanti a Maignan mantiene lucidità e freddezza, firmando lo 0-2. San Siro esplode di rabbia ancora prima della conferma ufficiale del Var: i fischi accompagnano il lungo check arbitrale e diventano assordanti nel momento in cui Zufferli indica il centrocampo.

Nel finale il Milan prova timidamente ad alzare la testa. Saelemaekers costruisce due situazioni interessanti senza riuscire a trovare il momento giusto per concludere, mentre Leao riesce finalmente a sfondare sul fondo con un’accelerazione che ricorda i suoi giorni migliori. Ma anche quel cross basso viene neutralizzato senza troppi problemi dalla difesa atalantina.

All’intervallo il Meazza emette già la sua sentenza: fischi assordanti, cori contro squadra e società e la sensazione netta di una squadra smarrita proprio nel momento in cui servirebbero personalità e lucidità.

La Curva Sud abbandona il Diavolo 

La ripresa, però, peggiora ulteriormente il quadro. Il Milan non dà alcun segnale di reazione, continua a muoversi senza ritmo e senza idee, mentre l’Atalanta controlla con personalità. Il colpo definitivo arriva al 51’: Raspadori riceve in area e con un sinistro rapido e preciso piega le mani di Maignan, firmando il 3-0 che spegne la partita.

Subito dopo il gol arriva anche l’immagine simbolo della serata. La Curva Sud inizia a svuotarsi completamente tra fischi, rabbia e delusione. Una protesta contro la dirigenza, certo, ma anche la resa emotiva di fronte a uno spettacolo che i tifosi non sono disposti ad accettare. Restano i seggiolini vuoti, il rumore dei fischi e un Milan che, nel momento più importante della stagione, sembra aver perso tutto.

I cambi di Allegri, però, modificano almeno in parte l’inerzia del match. Gli ingressi di Fullkrug, Athekame e Nkunku portano ritmo, profondità e un minimo di coraggio in più. Il più pericoloso è proprio Nkunku, che dopo una splendida incursione in area colpisce una traversa piena: un episodio che aggiunge un velo di sfortuna a una serata già compromessa.

Nel finale il Milan prova persino a riaprirla: prima con il gol della bandiera di Pavlovic, poi con il rigore procurato e trasformato da Nkunku per il 3-2. Una scossa tardiva che, però, non basta a rimettere in piedi una partita ormai sfuggita di mano.

Alla fine resta soltanto il dato più preoccupante: il Diavolo cade ancora, perde terreno nella corsa Champions e vede assottigliarsi pericolosamente il margine sulle inseguitrici. I rossoneri sono ora quarti a pari punti con la Roma, con il Como risalito a sole due lunghezze. Ma più del risultato pesa ciò che il campo ha raccontato: l’immagine di una squadra svuotata, fragile, capace di reagire solo quando ormai era troppo tardi.

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