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L'America è dall'altra parte della luna, il Mondiale su Marte e noi non siamo più all’altezza del viaggio

“L’America è lontana, dall’altra parte della luna”. Era il 1976 quando Lucio Dalla raccontava la storia di Anna e Marco: una storia semplice, senza orpelli, con un sogno enorme e irraggiungibile, l’America per l’appunto.

Oggi quella frase, dopo la sconfitta ai rigori nello spareggio con la Serbia, suona come una sentenza, per l’Italia e per gli italiani. L’America è sempre dall’altra parte della Luna. Il Mondiale, invece, sembra essere stato spedito su Marte. E noi siamo rimasti fermi.

Fermi al 2006. All’ultima notte in cui siamo stati davvero grandi. All’illusione che la storia bastasse per continuare a vincere.

Nel frattempo, il mondo è andato avanti. Le altre nazionali sono cadute e si sono rialzate. Hanno cambiato, investito, ricostruito. Chi ha fallito si è rialzato. Chi non era protagonista si è evoluto. E noi? Noi siamo rimasti immobili. E nel calcio l'immobilismo significa sparire.

L’Italia non è più il Paese del calcio. E non è solo colpa delle istituzioni sportive. Sarebbe troppo facile. È anche colpa nostra. Degli italiani. Dei tifosi. Preferiamo il padel al calcetto. Accettiamo stadi vecchi, senza pretendere cambiamenti.

Ci indigniamo per un giorno, poi torniamo alle solite abitudini. Facciamo di tutto per cambiare affinché tutto resti uguale. E sarà così anche questa volta.

In un Paese normale, dopo l’ennesimo fallimento, le dimissioni sarebbero immediate. Sarebbero inevitabili. Qui, invece, si aspetta. Si prende tempo. Si parla di riflessioni, tavoli, consigli federali. Si costruisce l’ennesima transizione che porterà esattamente allo stesso punto.

Abbiamo già vissuto 12 anni senza il Mondiale. Ora diventeranno 16. Impensabile in quel 1976. Inimmaginabile nel 2006.

Quello che si è consumato ieri non è un disastro. Quello era già accaduto con la Svezia otto anni fa. Non è neanche il baratro, lo avevamo già toccato a Palermo quattro anni fa. È qualcosa di peggio. È l’abitudine al fallimento.

La Luna è sempre lì. Ma il problema non è la distanza, non è l'America a essere lontana, siamo noi ad esserci allontanati dal calcio. E oggi non siamo più all’altezza del viaggio.

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