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Italia, contro la Bosnia ci vuole la partita totale: testa, cuore e corsa per tornare al Mondiale

Non basterà una sola qualità. No, non basterà concentrarsi su un unico aspetto. Per superare l’ultimo ostacolo verso il Mondiale, l’Italia dovrà mettere insieme ogni componente possibile: condizione fisica, lucidità mentale e soprattutto ritrovare lo spirito che ha fatto grandi gli azzurri nella storia del pallone.

La sfida contro la Bosnia non concede scorciatoie, perché nel calcio moderno il talento - che, di certo, tra le nostre file non è più quello di una volta - non è più sufficiente se non è accompagnato da una buona dose d'intensità.

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Rispetto al disastroso passato recente, però, qualcosa è cambiato. Come ha ricordato nei giorni scorsi Gian Piero Ventura, ct ai tempi della prima dolorosissima eliminazione ai playoff mondiali nel 2018, oggi rispetto ad allora, l'ambiente che circonda la Nazionale appare più sereno e fiducioso.

Anche nel 2022, quando l'Italia di Roberto Mancini fu buttata fuori dalla Macedonia del Nord, c'era la tendenza a leggere ogni segnale in chiave negativa, nonostante il trionfo europeo. Oggi, invece, il gruppo sta vivendo una dimensione diversa: meno pesante e ottimista ma non per questo superficiale. Ed è proprio questa energia positiva che può fare la differenza.

Resta, tuttavia, un principio che dovrà essere fondamentale nella lettura e interpretazione della sfida: nessuna partita è scontata. L’Italia lo ha imparato a proprie spese e non può più permettersi cali di tensione. Servirà una squadra concentrata sull'obiettivo e, quindi, in grado di azzannare il match dal primo all’ultimo minuto, senza concedere nulla.

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Ecco perché, oltre alla testa, servirà il cuore. Quello che, negli ultimi 20 anni si è visto con continuità solo durante l'Europeo vinto nel 2021 a Wembley contro l'Inghilterra in finale. La tradizione azzurra si è sempre basata su organizzazione e tattica, ma senza quella componente emotiva che, prima della recente apatia, l'ha storicamente contraddistinta - e chi siede oggi in panchina, Gennaro Gattuso, ne è stato per un periodo l'emblema - tutto rischia di perdere valore.

Ed è per questa ragione che a Zenica servirà una prova totale: correre, pensare (senza farsi prendere dall'ansia) e lottare. Tutti con lo stesso obiettivo. Solo così l’Italia potrà davvero tornare dove sente di appartenere.

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