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Serie A grande assente: unica dei cinque top fuori dalle semifinali Champions

Le semifinali di Champions League consegnano un quadro tanto affascinante quanto inedito: da una parte Atlético Madrid contro Arsenal, dall’altra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco. Un incrocio che certifica la caduta di alcune superpotenze del calcio europeo come Barcellona e Real Madrid e che, per quanto ci riguarda, conferma ancora una volta l’assenza del calcio italiano ai vertici del vecchio continente.

L’ultima rappresentante della Serie A, l’Atalanta, si era fermata agli ottavi, travolta proprio dal Bayern con un passivo complessivo in doppia cifra nei 180 minuti. Un dato che ci mette di fronte a una dolorosissima evidenza: tra le quattro semifinaliste figurano quattro squadre appartenenti a quattro dei considerati cinque campionati top: Liga, Premier League, Bundesliga e Ligue 1. Insomma, ci sono tutti tranne l'Italia.

Dietro anche al Portogallo

Un’assenza che si inserisce in un contesto più ampio e preoccupante: il calcio italiano continua a perdere terreno a livello internazionale, come dimostra anche la mancata partecipazione della Nazionale alle ultime tre edizioni del Mondiale.

E se c’è un altro campionato che è andato davvero vicino a portare una propria squadra tra le prime quattro d’Europa, non è stato quello italiano. Il riferimento è al Portogallo, con lo Sporting capace di mettere in seria difficoltà l’Arsenal, cedendo solo per un gol subito nel recupero della gara d’andata e giocando alla pari, a tratti dominando, anche nel ritorno.

Un segnale che non va sottovalutato considerato che la Primeira Liga (19,500) ha già messo la freccia e superato la Serie A (18,714) nel Ranking Uefa. La verità, però, è che più che pensare al sorpasso dei lusitani, la Serie A dovrebbe interrogarsi su ciò che gli altri stanno facendo meglio. 

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Vivai, scouting e valorizzazione

Il modello portoghese, così come quello olandese e di alcune realtà emergenti del Nord Europa (ricordiamo ancora che il Bodo ha eliminato l'Inter, vero?), si fonda su idee chiare: investimenti sui giovani, scouting internazionale aggressivo e capacità di valorizzare i talenti prima degli altri.

Club come Benfica, Porto e lo stesso Sporting, pur senza risorse economiche paragonabili ai top club europei, riescono sistematicamente a essere competitivi, entrando con continuità tra le migliori 16 e quasi sempre anche tra le prime 8 d’Europa.

Ed è proprio da qui che deve partire la riflessione italiana: non solo migliorare la valorizzazione dei vivai, ma anche anticipare il mercato dei giovani talenti, individuandoli prima degli altri. Perché se le semifinali di questa Champions raccontano un’Europa sempre più aperta e competitiva, l’assenza della Serie A non può più essere considerata un episodio, ma il sintomo evidente di un ritardo da colmare al più presto.

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