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Chivu: "Posso essere tutto, ma non un fesso", Bastoni out e Lautaro verso il rientro

Alla vigilia della sfida contro il Cagliari, il tecnico dell’Inter, Cristian Chivu, ha tracciato la linea per il finale di stagione, tra obiettivi da centrare e gestione delle energie.

La squadra arriva al match con la consapevolezza di aver già mostrato buone prestazioni, anche se spesso il giudizio è legato ai risultati: “Le prestazioni le avevamo fatte anche prima, poi si giudica sempre il risultato. Le abbiamo sempre cercate e ci proviamo anche domani, consapevoli che mancano 6 partite a fine campionato e che di coppa ne parleremo nei prossimi giorni. Dobbiamo essere orgogliosi di quanto fatto, mantenendo spirito e ambizione, cercando di essere la miglior versione di quello che abbiamo e aggiungere tre punti alla classifica”.

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Il tema della continuità resta centrale, così come la capacità di adattarsi alle diverse situazioni di gara: “Il focus lo abbiamo portato in campo sempre. C'è la consapevolezza dell'importanza di una partita durante la stagione e di essere pronti dal punto di vista fisico e mentale, adattandosi ai momenti della partita e a ciò che l'avversario propone. Cambiare in base alla realtà della sfida: sotto questo punto di vista abbiamo avuto alti e bassi, capendo al volo in alcune partite e facendo meno bene in altre, per vari motivi. Per mancanza di energia e di qualche giocatore che avrebbe spostato l'inerzia in nostro favore. Però abbiamo sempre cercato di dare tutto, come le ultime due partite. Una volta finita la sosta delle nazionali, nonostante la delusione per chi non è andato ai Mondiali, i giocatori si sono subito calati di nuovo negli obiettivi del club”.

Una questione d'ironia

Non manca una riflessione sul clima attorno alla squadra e sulle aspettative legate alla qualificazione europea: “Se non capiamo l'ironia meglio mettersi a fare altro. In questo mondo tante cose vengono prese troppo sul serio o trattate superficialmente e narrate in maniera sbagliata. La mia era una battuta, con dentro della realtà: si è sempre parlato di qualificazioni Champions, allora pure io ho detto certe cose. Non mi sono inventato niente e ho parlato col sorriso sulle labbra. Qualcuno l'ha presa male, ma ci vuole anche un po' di ironia, il calcio non è la vita ma solo un gioco e come tale va preso. Ci sono squadre che hanno un atteggiamento giusto, quello che gli permette di andare in fondo e vincere, poi ci riesce solo una. E non prendiamola troppo a male se la squadra del cuore o l'amico non ce la fa, ma elogiamo chi riesce a dare il massimo”.

L'infermeria

Capitolo infermeria: resta fuori Alessandro Bastoni, ancora non al meglio: “Io la farei finita, si parla di Ale da un mese a questa parte e mai per elogiarlo. Eppure ci sarebbe da dire dell'uomo, del calciatore, di quanto ha messo in campo e della disponibilità data alla nazionale nonostante molti giorni passati con le stampelle. Ci ha messo la faccia, diamogli credito. Bisogna essere orgogliosi di quello che ha fatto. E ha un problema fisico, tuttora la caviglia non è al 100%: in un mese si è allenato poco, bisogna accettare che fisicamente non sia al massimo. Siamo a fine aprile, un ricondizionamento fisico serve a poco, bisogna dargli fiducia e farlo sentire importante, consapevoli che non è al 100% per un professionista. Ma ha comunque dato disponibilità ad esserci, per quanto non stia bene. Domani non sarà convocato, rimarrà fuori per riprendersi sia dal problema alla caviglia che per alzare la condizione atletica”.

Segnali positivi invece per Yann Bisseck e Lautaro Martínez: “Bisseck ha iniziato a lavorare in campo, tra qualche giorno rientrerà in gruppo. Lauti rispetto ai tempi detti è in regola, la settimana prossima credo che anche lui tornerà sul campo e potrà fare qualcosa di più rispetto a questo momento. Si tratta di giorni, Bisseck un paio. Lauti credo sette-otto, non vorrei sbagliarmi, ma sta migliorando”.

Infine, uno sguardo alla crescita personale e al contesto generale del campionato: “Posso essere tutto ma di sicuro non sono un fesso. Mi adatto, la vita mi ha insegnato ad adattarmi a momenti e narrazioni, al ruolo che occupo e la leadership che ho. Se all'inizio quello che volevo trasmettere al gruppo mi faceva dire determinate cose e in un certo modo, strada facendo sono cambiate. Perché è cambiato tutto e mi sono adeguato: siamo partiti che dovevamo chiudere ottavi, che ero inesperto e mi cacciavano dopo cinque partite, pensando già a chi doveva venire. E invece si è andati avanti, grazie a un gruppo di uomini che dall'inizio ambiva ad essere competitivo. Credo che tutto nasca nel post-Juve, è diventata una gogna mediatica sotto ogni punto di vista: per l'Inter e per un giocatore. Lì la narrazione cambia. Io però non sono mai stato polemico e non ho messo maschere, cercando di non parlare di arbitri e non facendolo, mantenendo l'equilibrio in ciò che ho detto. Se siamo a questo punto della stagione e a qualcuno non va bene quello che dico, non è un problema mio. Io penso a quello che sono, lavoro per la gente che mi ama e non per essere amato da altri. Per chiarire quanto avevo detto pre-Juve, perché l'avete riportata sbagliata: avevo detto che quando avrei visto un allenatore che ammetteva un episodio a favore, allora avrei parlato anche io di arbitri. Ma senza aver mai detto che sarei stato io il primo”.

E sulla percezione della Serie A: “Troppo facile cambiare il pensiero in base alla classifica. Qualche mese fa erano tutte competitive, poi a seconda della classifica diventa attraente o mediocre. Questo non è un problema nostro. Io vorrei essere mediocre e primo in classifica per tutta la vita, perché mi dà la certezza di un lavoro fatto bene e una società che mi sostiene alle spalle. Troppo facile classificare campionati in base alla delusione”.

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