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Argentina, favorita ai Mondiali ma assente in campo nella finale di Champions League

L'esplosione di gioia del trionfo ai Mondiali 2022 fu vissuta a Buenos Aires come l'eruzione salvifica di un vulcano tappato da troppo tempo, ben 36 anni e mezzo. Sei mesi dopo, a Istanbul si affrontavano il Manchester City di Julian Alvarez e l'Inter di Lautaro Martinez, i due centravanti della selezione campione del mondo in Qatar. Ad avere la meglio fu il primo, il quale non calpestò il campo dell'Atatürk Olympic Stadium che per il riscaldamento pre partita e per sollevare al cielo la coppa.

Oggi, invece, l'Argentina che affronterà i campionati mondiali come una delle nazionali con maggiori opzioni di alzare la coppa del mondo il 19 luglio prossimo nel New Jersey non vanterà alcun rappresentante in campo nello scontro tra Psg e Arsenal in programma questo sabato a Budapest che vale la vittoria della Champions League. E sarà un'eccezione, visto che le altre candidate al trionfo iridato avranno almeno un rappresentante.

Alla Puskas Arena ci sarà come unico rappresentante del paese campione del mondo quel Gabriel Heinze che fa da assistente a Mikel Arteta, che vedrà i suoi connazionali spagnoli David Raya, Martin Zubimendi e Mikel Merino sfidare Fabian Ruiz. Per il Portogallo ci saranno Nuno Mendes, Joao Neves e Vitinha, mentre la Francia sarà rappresentata da Ousmane Dembelé, Bradley Barcola, Desiré Doué, Warren Zaire-Emery e Lucas Hernandez.

 Tra le squadre con più pedigree non va lasciata da parte l'Inghilterra, che vedrà tra i presenti in distinta Eberechi Eze, Declan Rice, Noni Madueke e Bukayo Saka. Per ultimo, nonostante non attraversi il suo miglior momento di sempre, il Brasile vedrà in campo Gabriel Magalhaes, Martinelli e il capitano Marquinhos. 

Tre anni luce

Sembra essere passata un'eternità dall'estate del 2023, quando invece i giocatori nati in Argentina erano la maggioranza in varie squadre arrivate nelle finali europee. Oltre ai già citati Julian e Lautaro, Joaquín Correa formava parte della rosa dell'Inter che disputò la partita di Istanbul. La colonia albiceleste del Siviglia che avrebbe vinto l'Europa League contro la Roma vedeva presenti Gonzalo Montiel, Alejandro "Papu" Gómez,  Erik Lamela e Lucas Ocampos, mentre di fronte in campo era sceso Paulo Dybala.

La finale di Conference League tra Fiorentina e West Ham vide Nico Gonzalez e Lucas Martínez Quarta, allora militanti tra le fila degli italiani, affrontare Manuel Lanzini, in quel momento in campo per gli inglesi. Oggi, invece, nonostante un periodo florido certificato dalla vittoria in Coppa America nel 2024 e un girone sudamericano di qualificazione ai Mondiali vinto dominando, la Selección paradossalmente non spicca più per le individualità quanto per il collettivo.

Eccezion fatta per quel Lionel Messi che durante l'evento iridato compirà 39 anni ed è reduce da un sovraccarico muscolare che potrebbe condizionarne l'avvicinamento al debutto il 17 giugno contro l'Algeria, Dibu Martinez, Julian Alvarez, Alexis Mac Allister ed Enzo Fernandez sembrano essere gli unici argentini che in questo momento vanti uno status di indiscutibile nel loro club. In difesa, infatti, Molina e Tagliafico non partono titolari nell'Atletico Madrid e nel Lione, mentre il veterano Otamendi è in scadenza col Benfica e Cuti Romero ha ormai un piede e mezzo fuori dal Tottenham.

Sebbene il 10 dei Reds abbia pagato la poco virtuosa annata del Liverpool, dovrebbe comunque mantenere il suo status di titolare con l'Albiceleste, mentre sugli esterni Giuliano Simeone e Thiago Almada potrebbero essere alternative di un certo tipo. L'assenza di un totem come Angel Di Maria, che sta vivendo una delle sue migliori stagioni di sempre al Rosario Central nonostante i 38 anni d'età, potrebbe essere rilevante ai Mondiali. In quest'ottica, sarà fondamentale vedere come si inserirà Nico Paz, 22enne che ha già fatto vedere di poter fare con profitto da scudiero a Messi. 

Come nel 2022, le responsabilità ricadranno tutte su Scaloni, il cui basso profilo fu necessario per portare a casa un titolo storico che permise a tutto un paese di scrollarsi di dosso una negatività ormai atavica. L'assenza di giocatori argentini in finale di Champions potrebbe essere solo aneddotica. Del resto, la forza della Selección più grande di sempre per titoli vinti (tre in tre anni solari) è la coesione di un gruppo straordinario gestito da un commissario tecnico talentuoso ma pacato.

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