Roberto Di Matteo ha raccontato quanto sia fondamentale la comunicazione con la dirigenza del club e cosa si provi quando si viene esonerati: "È estremamente importante avere un contatto diretto con i vertici societari. Per quanto riguarda i giocatori, ho sempre cercato di mantenere un ottimo rapporto, ma probabilmente ho sottovalutato l’importanza del legame con la dirigenza. Quando ti comunicano che sei stato sollevato dall’incarico è deprimente. Al mio debutto in panchina non siamo mai stati in zona retrocessione, se non dopo la prima giornata; per il resto del campionato ne siamo sempre rimasti fuori. Per questo sono rimasto sorpreso quando mi hanno chiamato per dirmi che volevano cambiare guida tecnica", ha ricordato l’allenatore italiano durante la sua chiacchierata con Petr Čech.
Ha poi condiviso la sua filosofia di gioco e il modo in cui gestisce i grandi campioni: "La mia idea di allenare si basa innanzitutto sull’approccio umano. Prima di tutto voglio conoscere la persona: voglio sapere cosa le piace, cosa no, che tipo di famiglia ha alle spalle, qual è il suo background e così via. Con un calciatore europeo puoi parlare in un certo modo, ma con chi viene dall’Africa o dal Sud America il discorso cambia, semplicemente perché parliamo di culture differenti. Solo in un secondo momento subentra l’aspetto professionale", ha spiegato Di Matteo.
"Da calciatore, tutti mi chiedevano com’era stare in uno spogliatoio pieno di stelle. Ho sempre risposto: Sì, magari sono stelle, ma sono persone. Molto spesso, quelli che pensi siano grandi stelle e che potrebbero essere arroganti, in realtà sono molto umili e pensano davvero al loro lavoro e a come essere i migliori", ha aggiunto.
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