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Pareggio senza scosse a Verona: Lecce a +1 sulla Cremonese, retrocessione rimandata per l'Hellas

Certe partite pesano più delle altre, e quella del Bentegodi aveva il sapore netto dello spartiacque. Il Lecce si presentava in Veneto con un doppio obiettivo: vincere per tenere vivo il proprio cammino salvezza e, allo stesso tempo, spingere verso la retrocessione matematica sia il Pisa che lo stesso Verona.

Una notte carica di significati, resa ancora più complessa da un dato che sapeva di maledizione: i salentini, in trasferta contro i gialloblù, non avevano mai vinto in dieci precedenti (5 sconfitte e 5 pareggi). Una sfida, quindi, non solo contro un avversario diretto, ma anche contro la storia e contro un destino ancora tutto da scrivere.

Sempre il solito Falcone

Il campo, almeno nei primi minuti, non aiuta. L’irrigazione abbondante prima del fischio d’inizio rende il terreno viscido, quasi traditore, e il gioco ne risente subito: appoggi imprecisi, controlli difficili, scivolate improvvise. Il ritmo è buono, l’intensità non manca, ma la qualità fatica a emergere. Il Verona prova a prendere in mano la partita, allargando il gioco sugli esterni e cercando di mettere pressione, mentre il Lecce si muove con maggiore prudenza, più attento a non scoprirsi che a colpire.

La prima vera scossa arriva dai padroni di casa ed è anche la fotografia più nitida del primo tempo. Belghali sfonda sulla destra e mette un pallone velenoso nel cuore dell’area: Falcone risponde da protagonista assoluto, prima chiudendo con il piede e poi, in modo quasi istintivo, opponendosi con il volto al tentativo ravvicinato di Akpa Akpro. Un intervento doppio, sporco ma decisivo, che tiene in piedi il risultato e accende per qualche minuto il Bentegodi.

È il momento migliore del Verona, che dà la sensazione di poter alzare i giri, ma senza trovare continuità. Il Lecce resta in partita, pur senza riuscire a costruire occasioni limpide, affidandosi più a iniziative sporadiche che a una manovra realmente incisiva.

Col passare dei minuti, la gara perde brillantezza. I numeri raccontano bene la difficoltà generale: precisione nei passaggi sotto l’80%, trame spezzate, tanti palloni persi. Il gioco si incarta, si interrompe, fatica a trovare fluidità. Suslov prova a rompere l’equilibrio con una conclusione al volo deviata, mentre Akpa Akpro cerca addirittura la giocata acrobatica, una rovesciata però poco efficace.

È un primo tempo che scorre così, tra tentativi isolati e tanti errori, senza che nessuna delle due squadre riesca davvero a prendere il controllo emotivo e tecnico della partita.

Retrocessione rinviata

La ripresa si apre senza cambi e con un avvio segnato, come nel primo, da diversi errori da entrambe le parti. Il primo tentativo è di Coulibaly, murato dalla difesa veronese, mentre poco dopo il gioco si ferma per il problema fisico di Bella-Kotchap: il difensore, dolorante alla spalla sinistra dopo un contatto con Stulic, prova a restare in campo ma deve arrendersi. Esce camminando e lascia spazio a Valentini.

Il Verona prova a scuotersi con un sinistro dalla distanza di Suslov, bloccato in tuffo da Falcone, ma la partita resta spezzettata. Arrivano così i primi cambi: Di Francesco inserisce Ngom e Cheddira per Gandelman e Stulic, mentre Sammarco risponde richiamando Suslov e Akpa Akpro per far spazio a Lovric e Sarr.

Con il passare dei minuti è il Lecce a dare i segnali più convincenti. Banda, fin lì intermittente, comincia a trovare continuità nell’uno contro uno, puntando con decisione la fascia destra e mettendo in difficoltà la difesa veronese. Da una sua iniziativa nasce un traversone interessante che Cheddira non riesce a controllare. È un momento in cui lo zambiano sembra finalmente in crescita, tanto che Di Francesco, pronto a sostituirlo con N’Dri, ci ripensa e lo lascia in campo.

La prima vera occasione pericolosa del Lecce nasce ancora dai piedi di Banda: probabilmente cerca il cross, ma la traiettoria si chiude e diventa un tiro che costringe Montipò alla parata. L’ultimo sussulto del match, però, è del Verona, con un brivido per i salentini: Bowie trova la rete, ma il gol viene annullato per il fallo di Edmundsson sull’uscita di Falcone, che nell’impatto perde di vista il pallone, letteralmente bucato.

Il pareggio, alla fine, è lo specchio fedele della serata. Tiene in vita il Verona (e il Pisa) per un’altra settimana, rimandando l’appuntamento con la retrocessione al prossimo weekend. Per il Lecce è comunque un punto utile: basta per superare la Cremonese e portarsi a +1 sui grigiorossi diciassettesimi.

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