Dopo due sconfitte consecutive, prestazioni sottotono e una sensazione di smarrimento che aveva preso piede nel cuore del gruppo, il Milan si presentava a Verona con un unico obiettivo: rialzarsi.
L’incredibile cammino verso le prime posizioni in classifica era a rischio, e con esso la corsa per la qualificazione alla prossima Champions League. La squadra di Massimiliano Allegri, che aveva mostrato ben altro nelle prime uscite, doveva dimostrare di essere ancora in grado di reagire, e il Bentegodi era il palcoscenico ideale per farlo.
Rabiot strappa un sorriso a Max
Il Diavolo impiega più di qualche minuto a liberarsi dalle scorie accumulate nelle ultime settimane. L’avvio è prudente, quasi trattenuto: per mezz’ora abbondante i rossoneri si limitano a un palleggio scolastico, ritmi bassi, poche accelerazioni. Il giro palla è lento, timoroso, e nessuno sembra voler forzare la giocata.
Pulisic e Leão provano a rompere la monotonia con qualche combinazione sul centrosinistra, ma Montipò è sempre un passo avanti: legge il movimento del portoghese, lo anticipa, gli nega lo spazio per accendersi sul filtrante calibrato dello statunitense. Dall’altra parte, il Verona vive una frazione complicata e sfortunata: al 21’ Oyegoke si arrende a un problema muscolare e Sammarco è costretto a inserire Lirola, mentre la manovra si accende a tratti ma produce pochissimo.
Pur senza brillare, invece, il Milan riesce comunque a costruire la prima vera occasione della serata. La verticalizzazione Pulisic‑Fofana‑Rabiot è pulita, armoniosa, ma il destro dell'ex Juve - il pupillo di Max Allegri - è troppo debole per impensierire Montipò. È un lampo isolato in un primo tempo che sembra scivolare via sul filo della noia. Poi, all’improvviso, il Diavolo si accende.
Quando la gara sembra destinata a rimanere intrappolata nella sua stessa monotonia, il Milan costruisce l’azione che cambia tutto. È una ripartenza da manuale, orchestrata con tempi perfetti: Rabiot strappa palla e avvia la transizione, Leão lo vede e lo premia con un filtrante morbido, calibrato al millimetro. Il francese si ritrova davanti a Montipò, sceglie il piattone aperto e non sbaglia. Palla nell’angolo e rossoneri avanti.
Colpito nell’orgoglio, il Verona reagisce e, nel finale di frazione, costruisce l’occasione più grande della sua partita. Belghali sfrutta un varco centrale, scappa in campo aperto e si presenta davanti a Maignan. Il destro a giro è pulito, preciso, un tiro che profuma di pareggio, ma il portiere francese tira fuori un riflesso da campione, respingendo un pallone che avrebbe potuto cambiare la storia del match.
Gli scaligeri però non si arrendono e rientrano in campo con un piglio completamente diverso nella ripresa. Sammarco cambia subito: fuori Bradaric, dentro il classe 2006 Vermesan. Una scelta coraggiosa, che dà nuova energia e profondità alla squadra.
Il primo squillo è proprio del Verona: al 53’ Belghali libera un destro potente e rasoterra che sfila non lontano dal palo di Maignan. È un avviso chiaro, un campanello d’allarme per un Milan che fatica a ritrovare ordine.
Allegri capisce che serve una scossa e al 63’ rivoluziona la squadra: dentro Saelemaekers, Gimenez e Ricci; fuori Athekame, Leão e Fofana, con il francese costretto a fermarsi per un problema fisico. Il momento più curioso arriva proprio con l’uscita di Leão: il portoghese, sorpreso, si avvicina alla panchina e chiede ad Allegri un secco “perché”.
Vermesan spaventa il Milan, il VAR spegne l’urlo di Gabbia
In campo, intanto, il Diavolo continua a soffrire e al 69’ Vermesan prova un destro dalla lunga distanza: non è potente, ma è insidioso. Maignan deve distendersi e smanacciare con difficoltà. Un minuto più tardi, il romeno ci riprova: stavolta il suo destro a giro sfiora il palo e fa trattenere il fiato ai tifosi rossoneri. Il Bentegodi si infiamma, il Milan barcolla.
Poi, al 74’, una fiammata improvvisa dei rossoneri - come nel primo tempo - sembra chiudere la partita. Su un cross perfetto di Saelemaekers, Gabbia svetta più in alto di tutti e batte Montipò con un colpo di testa preciso. È il gol che potrebbe mettere il punto esclamativo sulla serata, ma la gioia dura un attimo: il VAR richiama Chiffi, c’è un fuorigioco di Gimenez a inizio azione. Gol annullato, punteggio che resta sull’1-0 e tutto ancora aperto.
Fortunatamente per i rossoneri, Gabbia e Maignan si erigono a muro insormontabile davanti alla porta. Il difensore centrale e il portiere francese, insieme, blindano ogni tentativo veronese, negando con fermezza la possibilità di un ritorno in partita per gli scaligeri. Il Verona così, pur lottando e mettendo in campo tutto ciò che ha, non riesce a scardinare la difesa del Milan e, alla fine, è costretto ad accettare la sconfitta, restando ancorato all’ultimo posto della classifica.
Il Diavolo intanto sorride e, pur non brillando, riesce a portare a termine l’impresa con cinismo. Non è stata una prestazione da incorniciare, ma alla fine ciò che conta sono i tre punti: una vittoria fondamentale per agganciare il Napoli al secondo posto e sognare la Champions League.