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Esclusiva Bondarenko: “Sogno la fine della guerra, De Zerbi un maestro e tifo per CR7”

A 25 anni, Artem Bondarenko sta vivendo un'altra stagione importante con il suo Shakhtar Donetsk. In esclusiva a Flashscore Italia, il centrocampista parla del suo momento attuale, ma anche di chi gli ha dato l'opportunità di crescere professionalmente e di arrivare a giocare i quarti di finale di Conference League.

Oggi il tuo Shakhtar è primo in classifica insieme al LNZ Cherkasy in campionato, ma giocherà anche i quarti di Conference League. Che competizione privilegiate?

Ti direi che per noi, anche secondo quanto dice il nostro allenatore (Arda Turan), è più importante il campionato, perché vincerlo ci riporterebbe in Champions League. Ma è anche vero che la Conference League è un obiettivo importante, verso cui vogliamo andare fino in fondo. Ora ci aspetta l'Az Alkmaar per l'andata dei quarti di finale a Cracovia, ma onestamente non so nulla di loro, il mister non ce ne ha ancora parlato (l'intervista è stata realizzata martedì 7 aprile).

Come allenatore hai avuto Roberto De Zerbi, con il quale hai iniziato la carriera.

Per me è stato un maestro. Ero da poco arrivato in prima squadra e, devo ammettere, che se non mi ha insegnato tutto, mi ha insegnato quasi tutto! Sono convinto che anche adesso che è al Tottenham farà molto bene, per me è uno dei migliori allenatori del mondo.

De Zerbi, da calciatore, era simile a te: mancino, centrocampista offensivo. In cosa ti educava in allenamento?

(Ride) In tante cose mi mostrava, in primis, come colpire il pallone con il sinistro e, ogni volta, mi faceva imparare qualcosa di nuovo. Sono stato folgorato dai suoi metodi, non solo dal modo in cui si è avvicinato a me. Era meraviglioso. Mi ha insegnato davvero tanto.

Anche qualche parola di italiano?

"Tutto bene!" (dice in italiano). Le altre frasi o espressioni, però, non posso dirle. Sono tutte parolacce! (ride)

Oggi, invece, il tuo allenatore è Arda Turan, un altro ex calciatore con un curriculum straordinario. C'è una differenza tra i due?

Sono entrambi molto simili per quanto riguarda l'emozione che trasmettono ai calciatori. E si somigliano anche nello stile di gioco. In definitiva, entrambi sono allenatori dal gran potenziale.

In Champions League, due anni e mezzo fa, hai sfidato un 16enne, Lamine Yamal, che oggi sembra già il più forte del mondo a soli 18 anni. 

È vero. E sembra incredibile, ma è così. In questo momento non riesco a trovare un giocatore più forte di lui. Gioca con una sicurezza spaventosa, a un livello altissimo. Sono sicuro che tutte le parole buone che si spendono su di lui sono meritate.

Lo Shakhtar è casa tua, visto che ci sei cresciuto e hai fatto tutta la trafila nelle giovanili. Come ti senti oggi a essere lontano dal tuo luogo di nascita per via della guerra?

Ho un legame viscerale con questa squadra, per la quale gioco ancora nonostante tutto. Ma oggi ho un sogno per tutti: la fine della guerra in Ucraina. Dopo questo sarebbe bellissimo riabbracciare la nostra gente dove l'abbiamo lasciata e tornare a giocare nel nostro stadio (la Donbass Arena). 

Com'è stato il momento in cui, con la tua squadra, hai dovuto abbandonare il paese a causa dell'invasione russa?

Eravamo già da tempo a Kiev, e appena la guerra è iniziata abbiamo atteso le indicazioni della società. E solo due mesi più tardi abbiamo effettivamente lasciato il paese per disputare alcune amichevoli, con lo scopo di raccogliere fondi per le vittime della guerra. 

Com'è stato l'anno di esilio assoluto in Germania? (Lo Shakhtar ha giocato per la stagione 2024/25 nello stadio dello Schalke 04)

È stato qualcosa di molto triste e doloroso. Purtroppo, siamo abituati a non giocare a casa nostra, ossia in Ucraina. È anche vero, però, che sono stato contento di incrociare tifosi ucraini ovunque sia andato in Europa e nel mondo. E ringrazio tutti loro per il supporto anche lontano da casa.

A parte lo Shakhtar, hai simpatie per altre squadre?

Mi piace molto il Paris Saint-Germain e guardo e mostro ai miei compagni tutte le partite delle squadre di mister De Zerbi.

Chi è stato il tuo modello come calciatore?

Ne ho tre: Mesut Ozil, Toni Kroos e Sergio Busquets.

Nello Shakhtar ci sono molti brasiliani. La loro storica allegria è stata importante nell'affrontare momenti difficili, come quelli vissuti in questi anni?

Sì, è vero, loro sono sempre molto allegri e gioiosi, è una benedizione averli con noi. Trasmettono tanta serenità alla squadra e mi hanno insegnato anche loro qualche parola di portoghese brasiliano. Ma, onestamente, in questo momento non mi sento ancora di poter andare a giocare in Brasile (ride).

Chi fra loro potrebbe giocare nella nazionale brasiliana?

(Sorride). Bella domanda! Credo che, soprattutto per il futuro, Alisson Santana e Isaque Silva abbiano buone possibilità di farlo.

Parlando di te e della tua esperienza in Champions: qual è il tuo ricordo più felice in questa competizione?

Senza dubbio la partita giocata contro il Real Madrid a Varsavia. Era l'ottobre del 2022 e di fronte avevo proprio uno dei miei idoli, Toni Kroos. Quella partita resterà per sempre nei miei ricordi non solo perché portammo a casa un importante pari (1-1), ma anche perché fui eletto uomo del match.

Ai Mondiali, la tua Ucraina sarà assente dopo aver mancato l'accesso tramite playoff. Per chi farai il tifo?

Per il Portogallo, non ho dubbi.

Come mai?

Spero fortemente che Cristiano Ronaldo vinca il Mondiale.

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